mi addentro con passi lenti, gambe pesanti, sabbie mobili. nell’aggirarmi mi sento inquieta, vuoto e vortice attorno. non sono io, è la mia ombra. vi cerco e non vi trovo. una voragine si addensa nell’aria. mani scolpite in vetro di ghiaccio, davanti a me il vuoto, solo l’ombra di dita che implorano la ricerca. toccare e non sentire. persone a me lontane che vorrei sentir vicine. il dolore strasbordante di sangue e lava. soffocamento d’aria, la gola colma di ghiaia che lenta ti penetra fino alle orbite oculari. il dolore di essere un granello in mezzo al nulla. dei punti lontani di cui ho colpa piena, colpa del mio dolore e della mia sofferenza. la vana ricerca, l’insensato vaneggiare, il suolo che si spacca al di sotto facendomi crollare.
un vuoto incolmabile, un ricordo sempre lì attento che ti aspetta e ti avvinghia. l’essere sospesi. galleggiare. lasciarsi morire come lasciarsi vivere. qual’è la differenza…





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